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Negli ultimi anni i social hanno moltiplicato video e racconti di collassi “improvvisi”: un atleta si accascia, un conoscente muore nel sonno, qualcuno collega l’evento a una vaccinazione fatta mesi prima. È comprensibile che, vedendo tanti contenuti simili, sembri esserci un’ondata inedita di morti cardiache improvvise post-vaccino. Ma l’impressione non coincide con ciò che mostrano grandi coorti e registri nazionali. E non è solo un problema del “pubblico”: la distorsione informativa ha talvolta ingannato anche professionisti sanitari, esposti agli stessi bias cognitivi di chiunque altro; con una differenza sostanziale, però: il medico del 2025 ha la responsabilità di restare up-to-date e di basare le decisioni su linee guida e dati solidi, non su suggestioni virali. L’OMS considera l’infodemia una minaccia reale alla salute pubblica proprio perché rende più difficile trovare e riconoscere le informazioni affidabili.
Cosa emerge dai dati
Quando si esce dalla bolla degli aneddoti e si guarda all’intera popolazione, il quadro cambia. In Inghilterra, l’Office for National Statistics ha analizzato tutti i decessi tra 12–29 anni con un disegno self-controlled case series: nelle 12 settimane dopo la vaccinazione non si osserva un aumento di mortalità cardiaca o totale rispetto ai periodi più lontani dalla dose. Al contrario, dopo un test positivo a SARS-CoV-2 la mortalità (anche cardiaca) aumenta, e l’incremento si vede anche in chi non era vaccinato al momento dell’infezione. L’unico segnale circoscritto è un incremento di rischio nelle giovani donne dopo prima dose non-mRNA: dato reale ma limitato, che non cambia il quadro generale.
Un secondo, enorme lavoro su 46 milioni di adulti ha valutato infarto, ictus e trombosi fino a 26 settimane dopo prime, seconde e dosi booster. Risultato: gli eventi cardiovascolari comuni risultano uguali o più rari dopo ogni dose rispetto a prima o all’assenza di vaccinazione; restano i rari eventi attesi (miocardite dopo mRNA, VITT dopo adenovirale) concentrati nelle prime giornate. Non c’è alcun segnale di “effetti che esplodono mesi o anni dopo”.
Negli Stati Uniti, la revisione dei certificati di morte in Oregon (16–30 anni, 2021–2022) non ha trovato evidenze di un legame tra vaccini mRNA e morte cardiaca improvvisa entro 100 giorni dalla dose. Qui non parliamo di segnalazioni volontarie o sondaggi: è un’analisi “terra-terra” di dati amministrativi (i registri vitali) incrociati con le date vaccinali—quello che in epidemiologia chiamiamo real-world administrative data. Sono documenti ufficiali con forza e limiti (le cause riportate possono essere imprecise), ma guardano tempistiche e denominatori reali: per questo sono una prova robusta contro le narrazioni virali. E qui la verifica non conferma l’allarme.
E negli atleti, spesso protagonisti dei montaggi online? Una coorte nazionale ha confrontato i tre anni pre-pandemia con i primi tre anni pandemici: nessun aumento di arresti o morti cardiache improvvise. La presunta “epidemia” di SCA/SCD non appare neppure nelle coorti sportive più monitorate.
La finestra temporale: la prima bussola clinica
Discutendo di un possibile legame tra vaccinazione e cuore, la cronologia è la bussola. Le miocarditi post-mRNA sono rare e tendono a comparire entro ~7 giorni (spesso 2–4) dalla somministrazione; nella grande maggioranza dei casi il decorso è favorevole con risoluzione clinica alla dimissione. Questi elementi—frequenza, finestra breve, prognosi per lo più buona—sono coerenti nelle sorveglianze istituzionali.
L’obiezione frequente è: “ok la miocardite è precoce, ma può lasciare cicatrici (LGE alla CMR) → aritmie → morte improvvisa mesi/anni dopo”. È una domanda legittima. Cosa dicono i follow-up? Studi con risonanza magnetica mostrano che in una quota di pazienti può persistere late gadolinium enhancement (segno di cicatrice) a distanza di mesi; tuttavia, nei dati disponibili a medio termine non emerge un eccesso di eventi avversi maggiori (morte improvvisa, scompenso, ricoveri per aritmie) attribuibili a queste cicatrici in coorti vaccino-correlate. In altre parole: la plausibilità biologica della cicatrice non basta a postulare un rischio popolazionale “a scoppio ritardato”; servono esiti clinici duraturi, e finora non si osserva l’ondata paventata. Naturalmente, il buon senso clinico resta: ritorno graduale all’attività agonistica, CMR/Holter nei casi indicati, e follow-up mirato nei soggetti con LGE esteso.
Ribaltiamo la prospettiva: dov’è che il rischio davvero sale? Nelle settimane successive all’infezione da Covid. Studi su milioni di persone mostrano un eccesso di eventi cardiovascolari post-infezione, più marcato nei non vaccinati, e attenuato dalla vaccinazione (che riduce infezioni e malattia severa). In alcuni gruppi il segnale persiste, attenuandosi, anche a distanza di mesi.
Perché sembra il contrario: come i social piegano la percezione
La mente umana stima la frequenza degli eventi in base a quanto facilmente ci vengono in mente esempi vividi: è la availability heuristic descritta da Tversky e Kahneman. Un feed pieno di video emotivi e rimbalzi virali fornisce una dieta informativa ricchissima proprio di questi esempi: nasce così un’illusione di frequenza (vedo tanto → credo sia frequente). Gli algoritmi premiano contenuti che generano reazioni, non quelli rappresentativi: per questo l’OMS parla di infodemia, un eccesso di informazione (vera, falsa, mescolata) che rende difficile identificare ciò che è affidabile. Per i clinici l’antidoto è professionale: aderenza alle evidenze e aggiornamento continuo; non basta “vedere molti casi su X o Y”, servono denominatori e periodi di confronto.
A ricordarci che neppure i camici sono immuni, uno studio su JAMA Network Open ha documentato la diffusione, da parte di un gruppo di medici statunitensi, di affermazioni inaccurate su Covid e vaccini sui social. È il motivo per cui il medico del 2025 dovrebbe essere doppiamente vigile: distinguere sistematicamente aneddoti da coorti, e ricordare che visibilità ≠ frequenza.
Non è la prima volta: quando l’infodemia crea “illusioni collettive”
Capire che l’infodemia distorce è un pezzo di educazione al rischio. Fuori dalla sanità, un esempio robusto è la criminalità: da decenni, nelle indagini Gallup e nelle analisi del Pew Research Center, la maggioranza degli americani percepisce che il crimine nazionale stia crescendo anche in anni in cui gli indici scendono o sono stabili. È un caso-scuola: l’esposizione mediatica ad episodi violenti alimenta una sensazione di insicurezza che non rispecchia l’andamento medio della serie storica.
Un altro esempio “pop” è il mito delle caramelle di Halloween avvelenate: nonostante cicliche ondate di allarme e ampia copertura mediatica, le rassegne storiche mostrano quanto siano rarissimi (e quasi sempre diversi dalla narrativa del “vicino sconosciuto”) i casi documentati. La storia è istruttiva: quando pochi episodi diventano moltissime storie, la percezione si slega rapidamente dalla realtà.
Perfino i “rischi da squali” nell’immaginario collettivo nascono da un combinato di eventi rari e copertura spettacolare: i famosi attacchi del 1916 nel New Jersey, rilanciati dai media e poi dal cinema, hanno fissato nell’opinione pubblica un pericolo che i dati reali collocano tra gli eventi estremamente rari.
Il filo rosso è sempre lo stesso: ciò che vediamo tanto non è automaticamente ciò che accade spesso; sequenza temporale non è causalità; storie forti non sono prove forti.
Tirare le fila
Se mettiamo in fila le evidenze robuste, emergono tre messaggi:
Riferimenti essenziali:
• Nafilyan V, et al. Nature Communications (2023). Risk of death following COVID-19 vaccination or positive SARS-CoV-2 test in young people in England. (ONS: nessun aumento post-vaccino; aumento dopo infezione anche nei non vaccinati).
• Ip S, et al. Nature Communications (2024). Cohort study of cardiovascular safety of different COVID-19 vaccination doses among 46 million adults in England. (Eventi CV comuni uguali o inferiori dopo ciascuna dose; rari segnali a breve termine).
• Cézard GI, et al. (OpenSAFELY). Nature Communications (2024). Impact of vaccination on the association of COVID-19 with cardiovascular diseases. (Rischi CV post-infezione attenuati dalla vaccinazione; rischio maggiore senza vaccino).
• Liko J, et al. MMWR/CDC (2024). Assessment of Risk for Sudden Cardiac Death… Oregon, 2021–2022. (Analisi su certificati di morte: nessuna evidenza di SCD dopo mRNA nei 16–30 anni).
• Astley C, et al. JAMA Network Open (2025). Sudden Cardiac Arrest Among Young Competitive Athletes… (Nessun aumento di SCA/SCD negli atleti nella fase pandemica).
• CDC. Clinical Considerations: Myocarditis after COVID-19 Vaccines. (Finestra tipica entro ~7 giorni, casi rari e per lo più favorevoli).
Letture consigliate (per capire la “percezione che inganna”):
• Tversky & Kahneman (1973). Availability: A Heuristic for Judging Frequency and Probability. (Base teorica dell’“effetto disponibilità”).
• WHO – Managing the infodemic. (Perché l’eccesso informativo distorce e come gestirlo).
• Pew Research Center (2024). What the data says about crime in the U.S. (Divario stabile fra dati e percezioni).
• Gallup (2023–2024). Crime polls. (Persistenza della percezione di “crimine in aumento” nonostante i trend).
• Joel Best – Halloween Sadism: The Evidence. (Il mito delle “caramelle avvelenate”: come nasce e perché resiste).
• Smithsonian Magazine (2012). The shark attacks that were the inspiration for Jaws. (Rari eventi + copertura spettacolare → percezione alterata del rischio).




